Ahimè Massimo quanto fa male, codesta trista bicamerale...
Massimo D'Alema non sarà Mr Pesc.
Al termine di una serie di discussioni serrate è emerso il nome di Catherine Ashton, spinto da un accordo di ferro fra il premier britannico Gordon Brown, e quello spagnolo Zapatero. Il balletto delle responsabilità politiche è iniziato immediatamente. Il leader del Partito Socialista Europeo Martin Schulz (il famoso "kapò" vittima nel 2003 delle ire berlusconiane), dopo aver apertamente sostenuto il nome di D'Alema durante le fasi di trattativa, ha accusato in una intervista a "La Repubblica" il Governo italiano del mancato sostegno al proprio candidato. Il Ministro degli Esteri Frattini, come ovvio, ha subito smentito in maniera secca, senza celare un certo disappunto.
D'Alema dovrebbe forse ricordare che i tanti anni di corteggiamenti, avvicinamenti, e pizzini trasmessi dal fido braccio destro Latorre hanno sempre prodotto un unico risultato: il nulla. Berlusconi, che pur con tutti i suoi difetti politicamente è e rimane parecchio più lucido dei suoi ridicoli avversari, aveva ben poco interesse nel togliere uno dei galli più rumorosi e ingombranti dal confuso e disordinato pollaio degli avversari. E infatti, strano ma vero, non l'ha fatto.
Berlusconi in tutta la sua storia politica non ha mai nemmeno concepito l'idea di interessi comuni o di interessi istituzionali. Gli unici interessi che ha sempre e coerentemente perseguito sono stati i suoi. Bastano quindici anni di sberle e batoste (bicamerale, mancato governo delle riforme dopo la caduta di Prodi, infiniti accordi saltati, le regolari rotture istituzionali con i presidenti della Repubblica, e per ultimo il recente caso di Mr Pesc) per rassegnarsi, oppure vogliamo controllare ancora un'altra volta soltanto, per essere proprio sicuri?