Ieri Silvio Berlusconi è stato colpito al volto da una statuetta lanciata da Massimo Tartaglia, un ingegnere di 42 anni affetto (almeno a quanto pare) da turbe mentali.
Sul fatto in sè credo ci sia poco da dire. La violenza si condanna, sempre, con la massima durezza, e senza offrire nè alibi nè giustificazioni. Chi ne è oggetto è una vittima, e in quanto tale merita solidarietà e vicinanza da parte di tutti.
In questo blog, però, si parla di politica. E
la valenza politica di quanto accaduto esula di gran lunga dalla follia di un singolo.
A poche ore dall'aggressione facebook
era già stracolmo di gruppi pro e contro, e una pagina di ringraziamenti a Mr. Tartaglia aveva raggiunto
oltre 25.000 sottoscrizioni. Un'orrore e una dimostrazione della degenerazione del media internet? O piuttosto
un ennesimo segnale in merito ai tempi e al tessuto sociale in cui viviamo?
Berlusconi e i suoi sodali dovrebbero essere i primi a rendersi conto
della profonda mutazione che ha toccato il paese negli ultimi decenni. Il popolo è stato troppo a lungo nutrito a fiction e quiz tv. Si è abbeverato dalla "fonte proibita", inebriandosi di
gossip, calciatori & veline, scandali, ville riprodotte in plastico e foto di pigiamini insanguinati. E ha progressivamente e inesorabilmente perso il valore delle sue radici, della sua cultura, e dell'istruzione. Questo, come ovvio, anche perchè l'istruzione e la cultura hanno smesso di essere un vettore di miglioramento sociale. I giovani di oggi sanno benissimo che
una comparsata al Grande Fratello è una garanzia assai più credibile di una vita negli agi, rispetto ad anni di fatiche e studi premiati
con un precariato a 800 euro al mese.
La mutazione sociale appena descritta non si è sviluppata in maniera naturale o per un peccato di ingenuità.
Berlusconi ha plasmato in maniera consapevole e scientifica un corpo elettorale a sua immagine e somiglianza: gretto, non a caso irrispettoso delle donne e del loro ruolo, qualunquista, ignorante e potenzialmente violento.
Il sangue che bagna il volto del premier Berlusconi è
un crudele memento a noi tutti. Ci ricorda che i cambiamenti epocali nel tessuto sociale
hanno un prezzo, e questo prezzo può essere più salato di quanto non si creda da principio.
Il piano di rinascita democratica in versione vongole e caciotta può essere una comoda maniera di prendere e mantenere il potere, ma il gioco funziona se e solo se il benessere è ovunque, e il popolo è felice e sazio.
Quando questa regola non vale più, perchè
subentrano elementi esterni ed incontrollabili (ad esempio una cosa innocua come la peggior crisi economica dal '29 ad oggi), il capopopolo si ritrova con il cerino in mano, alla guida di una folla inferocita. Poco avvezza, per sua stessa natura, ad accettare la spiegazione razionale alla base di
un piatto vuoto, un figlio disoccupato, e una classe dirigente ricchissima e sfrontata nel vantare e mantenere i suoi privilegi.
Quando la si guarda dall'alto e con visione d'insieme la politica comincia quasi a somigliare a una scienza esatta. Una successione di cause ed effetti che porta in una direzione ben precisa, e una volta innescata
sfugge dal controllo di tutti gli attori in gioco, compresi quelli più potenti. Esiste un ben preciso limite, infatti, lo potremmo definire "punto di rottura", oltre il quale
la somma di elementi concorrenti (gerontocrazia, vendita sistematica del futuro dei giovani, pressione sulle classi meno abbienti, sperequazione sociale, cultura del privilegio...)
arriva al suo inevitabile totale: il Caos. Storia insegna.
Cito
Federico Rampini, su Repubblica: "L'Italia è al 63esimo posto nella classifica di Trasparency International in merito alla corruzione.
Peggio di Malesia Namibia Cuba Giordania e Botswana, 30 posti più in basso della Spagna, 40 posizioni più indietro della Francia". All'hotel Raphael, nel 1993,
la folla gettava le monetine a Bettino Craxi e scherniva il suo eroe decaduto. La politica italiana ebbe la preziosissima occasione di apprendere una lezione fondamentale dalla gente, e cambiare.
E come noto fallì.
Oggi la politica è tornata uguale a se stessa, ma sono i tempi ad essere sottilmente diversi. Perchè
la Consulta e la Presidenza della Repubblica sono politicizzate, la sovranità appartiene al partito dei giudici,
Mangano era e rimane un eroe, e Antonio Di Pietro è
l'unico responsabile dell'inasprimento dei toni e della violenza.
E forse anche perchè
al posto delle monetine cominciano a volare le statuette.
Si riposi, presidente Berlusconi, guarisca e torni presto al lavoro.
Ma sulla differenza di peso fra i lanci, e sulle responsabilità di ciascuno
facciamola tutti insieme, una bella riflessione...