Centimetro dopo centimetro...
Torno a parlare di un argomento che mi affascina tantissimo e seguo con passione oramai da qualche anno: la situazione politica negli States.
Ieri si sono tenute le elezioni per il seggio senatoriale lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy, in Massachusetts. Si tratta di un feudo democratico che per più di 60 anni era stato proprietà esclusiva della famiglia Kennedy, e che veniva considerato dai più come una roccaforte a prova di bomba. Nulla di più sbagliato: come previsto alla vigilia da una vecchia volpe della politica, il guru repubblicano Karl Rove, Scott Brown ha vinto con buon margine (+5%), assestando un colpo devastante all'immagine degli avversari. Di tutto questo mi dispiaccio, ma non mi stupisco. Come ho avuto già modo di dire a inizio anno il successo del mandato di Obama si gioca solo ed esclusivamente sull'andamento dell'economia. Obama ha fatto molto per mantenere in piedi il sistema globale, e per stabilizzare le borse. Purtroppo la politica della mano morbida con le banche ha permesso al mondo finanziario di rialzarsi (almeno temporaneamente) dopo un colpo da possibile KO, ma comporta tutta una serie di costi accessori.Finchè il mercato del lavoro rimane in crisi nera il relativo benessere di Wall Street lo si paga fra la gente comune, sulla "Main Street". E per Obama il saldo è solo all'inizio...Al di là delle grandi implicazioni politiche di una bocciatura impensabile alla vigilia, è il quadro politico americano nel suo complesso a mutare. Al Senato su 100 senatori abbiamo adesso 59 democratici (57 + 2 indipendenti "vicini") e 41 repubblicani. La maggioranza rimane schiacciante, ma senza 60 senatori diventa impossibile opporsi alle procedure di "filibuster", e cioè vietare alle opposizioni di prolungare i tempi di dibattito all'infinito al solo scopo di non permettere il passaggio di leggi sgradite. Tradotto: la riforma della sanità, vero e proprio perno dell'agenda Obama nel 2010, è a enorme rischio (si può cercare di forzare i tempi e di chiudere prima dell'insediamento del nuovo eletto, ma è una ipotesi rischiosa e difficile da portare a termine. Potrebbe inoltre essere sgradita all'elettorato e alienare altro consenso). E insieme alla sanità, come ovvio, sono moltissime le tematiche divisive che fanno parte dell'agenda del primo presidente nero, e richiederanno d'ora in poi un approccio politico del tutto nuovo e diverso. Nel frattempo le elezioni di mid-term del novembre 2010 si avvicinano, e con esse lo spettro di perdere il controllo anche della "House", la Camera Americana, e di spianare la strada ad un clamoroso insuccesso alle presidenziali 2012.Obama è un politico colto, affascinante e preparatissimo. Sono certo che reagirà di petto, imponendo un cambio di passo ai democratici, e rinnovando i suoi piani ambiziosi. Ciò nonostante il colpo subito è stato durissimo, e le condizioni al contorno sono anche peggiori. Specie se, come credo, la situazione economica è ai limiti della governabilità. Il momento è difficile, e la luna di miele con le promesse di qualcosa di nuovo e diverso è finita. Dopo averci regalato a piene mani il suo fascino per più di due anni, Obama è chiamato a riconquistare i nostri cuori con la tenacia, la determinazione, e la resistenza. Deve dimostrare di essere un buon incassatore, e rialzarsi. Proprio come chiede di fare al suo paese. Le cose non cambiano mai da sole. Per cambiarle bisogna lottare contro un sistema radicato, ostile e refrattario alla novità anche a costo della sopravvivenza. Avanzare gettando il cuore, oltre che la testa, al di là degli ostacoli. Più spesso sommersi dal fango e dalle difficoltà che dalle lodi. Centimetro dopo centimetro...
