Mauro Buti

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Gli equilibri della politica...

Dalema_cade

Massimo D'Alema e il suo pupillo Francesco Boccia hanno incassato nella giornata di domenica una ennesima sconfitta clamorosa per il PD.
Allo stato attuale delle cose, e non me ne vogliano i tifosi, la situazione del partito più grande dell'opposizione ricorda molto da vicino quella che sta vivendo nel campionato di calcio la Juventus. Le batoste si accumulano una dietro l'altra in una spirale vertiginosa e inarrestabile, ma nè l'allenatore nè la dirigenza riescono a rassegnarsi di fronte all'inevitabile. Eppure il momento di crisi è tanto e tale da rendere evidente come il bene della società possa passare solo da un "auto-esonero" collettivo.

Un grande ciclo è finito, e per aprirne uno nuovo occorre al più presto farsi da parte, e lasciare spazio ad altri soggetti.
Ma in politica, come ben sappiamo, è impossibile anche solo parlarne.

Il concetto di andarsene dopo una sconfitta non fa parte del vocabolario del buon Massimo, nè di quello della nomenclatura nazionale. Non a caso tutti continuano imperterriti a perdere senza mai nemmeno sognarsi di fare un passo indietro, e da circa 20 anni non vediamo una singola faccia nuova. Capezzone escluso, in effetti. Ma pur riconoscendo i meriti di Pannella nel formare nuovi dirigenti credo sia lecito sperare in qualcosa di diverso dai soli ex-radicali. Specie quelli che da un giorno all'altro si riscoprono strenui difensori del diritto alla vita di Eluana Englaro...

Le primarie pugliesi e il plebiscito per Vendola confermano alcuni concetti chiave:

  • le primarie sono una delle cose migliori che la politica italiana abbia prodotto negli ultimi decenni. Costituiscono l'unico metodo attualmente esistente per togliere ai partiti la sovranità assoluta, e negare loro la possibilità di commettere errori all'infinito senza rischiare nessuna punizione. Non a caso nel PD si mangiano le mani per aver commesso lo sbaglio di introdurle...
  • la politica dei due forni non è apprezzata dall'elettorato, e ho l'impressione che al di là delle presidenze di regione ottenute o perse, le urne la puniranno nel suo complesso. Il PD, ammesso di sopravvivere al voto regionale, dovrà riflettere su quanto sia costato il suo atteggiamento ambiguo e mellifluamente moderato in termini di consenso. Inseguire le bizze di un furbacchione navigato come Pierferdinando Casini può portare a una alleanza, certo. Ma se le alleanze distruggono il sostegno della base, fino a quando il gioco vale la candela?
  • il leader di una forza nazionale da 2%, fintantochè è credibile a livello umano, vale come e più di un candidato sostenuto dai partiti. Questo apre un mondo di possibilità ai piccoli, e soprattutto all'Italia dei Valori. Le primarie si possono fare anche in Campania. In Calabria. Si potrebbero e si dovrebbero fare ovunque. Se diventassero una prassi inserirebbero in un mercato monopolizzato, la politica, il concetto di concorrenza. La gente sostiene il candidato migliore a prescindere dalla sigla. In una situazione del genere i partiti per primi si trovano costretti a scegliere i propri nomi con oculatezza, e non solo secondo utilità e patti di scambio.
Le elezioni sono imminenti, gli equilibri politici oltremodo instabili, e l'impressione che qualcosa di nuovo stia arrivando si fa sempre più forte.
Di qualunque cosa si tratti, non giungerà mai un secondo troppo presto...

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