Tanto tuonò che piovve.
Dopo aver negato a oltranza l'esistenza della crisi il sedicente miglior premier degli ultimi 150 anni si è trovato costretto ad ammettere che qualche problemino dopotutto c'è. In un revival dal sapore vagamente nixoniano Berlusconi ha menzionato a più riprese la parola "sacrificio", ha addossato le colpe della situazione attuale alla sinistra, e ha presentato una finanziaria da 24 miliardi.
L'amarissima pillola preparata dal ministro Tremonti non è ancora all'altezza delle
"lacrime e sangue" del governo Amato nel 1992, ma inizia pericolosamente ad assomigliarci.
Curiosa e degna di nota
la dietrologia pubblicata da Repubblica in merito alla manovra, nella quale si parla di
un premier preoccupato "da un disegno dei poteri forti volto ad eliminarlo". Berlusconi sa bene che la sua posizione non è sostenibile, e l'impressione che
il governo non arriverà a mangiare il panettone si fa sempre più credibile. A seguire, con ogni probabilità,
un esecutivo di larghe intese e unità nazionale per le riforme (o più probabilmente per le "lacrime e sangue *quelle vere*, in versione 2.0").
Piangono i lavoratori statali, piange la CGIL,
piangono i giovani bamboccioni alle prese con
un dramma che sembra non avere fine. In
due milioni (!!!) non lavorano e non studiano. Non fanno nulla se non vegetare, in pratica.
Che dire: spiace. E spiace a maggior ragione perchè temo di far parte della categoria, insieme a molti dei miei lettori.
Purtroppo
è inutile farsi illusioni, il cerino e il conto della crisi sono già rimasti in mano a noi. E chissà che sul lungo periodo non si riveli una lezione istruttiva: il saldo salatissimo che ci aspetta
potrebbe aiutare noi e i nostri ancor più giovani successori a dare finalmente un valore e un peso al nostro voto, e a smettere di usare le tessere elettorali e le preferenze come se fossero dei kleenex...