Niente di nuovo sul fronte occidentale...
Il Presidente del Senato Renato Schifani ha commentato oggi in merito alla diatriba scatenata dalle parole del premier Berlusconi sull'operato dei magistrati italiani in tema di mafia. L'uscita di Berlusconi aveva causato una irrituale reazione d'orgoglio nell'Associazione Nazionale Magistrati (la stessa già nota per aver assistito senza battere ciglio alla distruzione delle inchieste di Luigi De Magistris, all'annientamento della procura di Salerno e alla defenestrazione dell'ex procuratore Luigi Apicella). L'ANM aveva infatti risposto duramente, dicendosi indignata dalle "inaccettabili" parole del premier.
Pronta la reazione del Presidente della Repubblica Napolitano, che getta acqua sul fuoco ricordando ai magistrati di usare "serenità e prudenza", specie in reazione ad un Primo Ministro che con altrettanta misura parla della "follia pura" di persone che "da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94 [...] pagate dal pubblico per congiurare contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese".
La magistratura mi piace di più quando si occupa, a volte addirittura pagandone il prezzo in prima persona, del contrasto diretto e senza quartiere alla mafia per distruggerne l’organizzazione territoriale, sradicandone le sue radici velenose e profonde. Mi piace meno quando alcuni singoli magistrati, seguendo percorsi contorti e nebulosi ed avvalendosi di dichiarazioni di collaboratori di giustizia che parlano per sentito dire, tendono a riproporre teoremi politici attraverso l’evocazione di fantasmi di un passato lontano che avrebbe visto congiure contro il regolare assetto delle istituzioni.Il messaggio è di una chiarezza disarmante, e lascia basiti. La magistratura piace quando si occupa dell'organizzazione territoriale, e cioè dei pesci piccoli, e quando non ipotizza congiure e teoremi che riguardano personalità politiche, cioè quando non coinvolge i pesci grossi. Il momento nel quale piace di più, naturalmente, è quando segue il dorato esempio di Falcone e Borsellino e si immola, lasciando a chi resta dei comodi eroi da commemorare con una lacrimuccia, fra un sospiro di sollievo e l'altro. In questa vicenda non manca nessuno. Premier, Presidente del Senato, Presidente della Repubblica...
La deriva di cui sono innocenti vittime le nostre istituzioni e i nostri valori non conosce più nè freni nè pudore.