Mauro Buti

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Politica Estera 2.0

Italia_malata

 

Silvio Berlusconi ha speso nella giornata di ieri parole di lode per il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko. Dopo i rapporti privilegiati con l'amico Putin, e Gheddafi ad insegnare il Corano di fronte a un esercito di ragazze immagine reclutato a pagamento, un altro fiore all'occhiello si aggiunge alla nostra politica estera pizza, spaghetti e mandolino.

Chi è Aleksandr Lukashenko?

L'amministrazione Bush lo definì "l'ultimo dittatore d'Europa", ma lo scarso apprezzamento nei suoi confronti è abbastanza trasversale se è vero (come naturalmente è vero) che da dodici anni consecutivi nessun leader occidentale gli concede l'onore di una visita. E chi poteva rompere il ghiaccio meglio del nostro vulcanico e liberale Presidente del Consiglio? I comunisti mangiano i bambini, si sa, ma alla fine questo conta davvero solo in patria. In Bielorussia invece si può chiudere un occhio. E non ha senso parlare di regime, al di là delle sciocchezze sostenute da tempo sia dall'OSCE che dall'Unione Europea. Aleksandr è un bravissimo ragazzo, come ci ricorda proprio Berlusconi: "la gente lo ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali".

Questione chiusa, ci mancherebbe. Del resto Hitler nel 1933 assommava solo il 43,9% dei voti, e non era certo amato quanto Lukashenko (82,6% alle elezioni presidenziali del 2006).

Ma lasciamo perdere le quisquilie e concentriamoci sullo scambio di convenevoli fra i due nuovi amici.
Lukashenko: "Aveva promesso di venire ed è venuto. Noi comprendiamo bene il significato di ciò e ce lo ricorderemo". Ottimo, ci fa piacere che Aleksandr capisca come sia stata proprio la nostra bella Italia la prima a sdoganare il suo regime. Dopo dodici anni, ci voleva proprio.

E Aleksandr infatti non solo capisce, ma ricambia: cita un regalo degno di "amici importanti" e consegna pubblicamente al Cavaliere fascicoli provenienti dagli archivi dei servizi segreti russi e bielorussi. La vulgata pubblica vuole che i fascicoli contengano informazioni sugli italiani scomparsi in Bielorussia durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma come noto io sono un malpensante, e non mi fido molto. Abbiate pazienza, è più forte di me. Delle carte riservate del KGB vengono consegnate al primo leader europeo che, con mossa dal valore politico di non poco conto, legittima il regime di Lukashenko dopo dodici lunghi anni. Cosa potranno mai contenere, dal momento che sono un gentile ringraziamento? E soprattutto: quanti soggetti politici in Italia si staranno già ponendo la stessa domanda? Lo faranno forti di una coscienza pulita?

La questione ha una certa rilevanza, perchè da alla mossa "Kansas City" (o piuttosto "Minsk City") di Silvio il sapore di un messaggio trasversale. Un piccolo telegramma per amici e nemici che parte in un momento molto caldo, e costa alla nazione "solo" l'ennesima perdita della faccia in campo europeo, e lo sdoganamento di un dittatore qualunque. Poca roba, in fondo.

E così ecco l'Italia, ed ecco il suo degno "lidèr". Il Giano Bifronte di giolittiana memoria, in versione riveduta e corretta. Release 2.0

Il liberale che si riduce a cercare la sponda di dittatori, comunisti e (ommioddio apriti cielo!!!) dittatori comunisti.
Il fedele alleato di Obama, e anche di Putin. Vicino a Sarkozy, così come a Gheddafi.
Il difensore della morale, della vita, del crocefisso e del diritto alla procreazione di Eluana Englaro. Così come delle puttane a Palazzo Grazioli e delle Sveltine di Stato.
L'acerrimo nemico della mafia. E grandissimo amico di Marcello Dell'Utri e dell'eroe Santo Patrono degli stallieri, Vittorio Mangano.

Un uomo solo al comando, rotto fra mille pressioni, mille esigenze, e mille priorità. Travolto dal male oscuro della necessità politica. E mai più di oggi vicino a coronare il suo sogno di essere una volta per tutte simbolo unico e riferimento per l'Italia intera. Mentre spezzato in due tronconi, affonda...

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